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30 anni di Grandangolo

Da oltre 30 anni Il Grandangolo è il punto di riferimento per tutti coloro che amano o si avvicinano alla fotografia a Parma. Il Circolo svolge attività di promozione della cultura fotografica, con particolare attenzione alla stampa analogica e alle antiche tecniche di stampa.
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locandinamostra cattabianiNient'altro che quello che (non) è

Martedì 5 settembre dalle 17.30 alle 20.00 Misha Cattabiani terrà l'inaugurazione della sua nuova personale "Nient'altro che quello che (non) è"
presso "LaZona/Centro Cinema L.Ventura", via Massimo D'Azeglio 45/D Parma (Ospedale Vecchio).

Esposizione: dal 31 agosto al 27 settembre

Per informazioni e locandina QUI


Locandinamostra 2017 09 picc

Dal testo di presentazione di Giovanni Calori:

L'invisibile passaggio dell'aria

Misha Cattabiani non ci ha lasciato un facile compito chiamando con il semplice termine di fotografie le opere raccolte nella sua ricerca artistica intitolata "Nient'altro che quello che (non) è". Tanto che, già nel titolo, avremmo dovuto capire di essere di fronte ad un bellissimo inganno.

Se, infatti, avessimo dovuto parlare solo di fotografia, sarebbe stato tutto molto più semplice. Se le immagini di Cattabiani avessero seguito canoni fotografici ereditati dalla perfezione compositiva di maestri come Ansel Adams, usando abilmente tecniche zonali applicate al digitale per restituirci tutta la potenza del paesaggio, avremmo avuto modo di attingere a testi e citazioni molto più agiate ed avremmo potuto misurare il lavoro dell'autore in modo univoco. Ma così (non) è.

Perché, in questo ruolo, ovvero il fotografo di fine qualità, abbiamo già apprezzato Cattabiani in precedenti esposizioni, workshop e pubblicazioni; una su tutte, la prestigiosa cover per "Meridiani Montagne", speciale Appennino.

Per nostra fortuna, invece, in questa raccolta di immagini l'autore non si è qui proposto solo in veste di fotografo, non ci ha lasciato tranquillamente in questo facile compito di puri ammiratori: il lavoro fotografico di Misha Cattabiani -per parafrasare il titolo che egli ha dato- (non) è ciò che sembra. Osserviamo.

Fotografie come sudari, sindoni del fuggevole sentimento che passa, leggeri fantasmi di luci ed ombre; piccoli miracoli di evanescenze momentanee; sospensioni di tempo e spazio. Ebbene, siano esse fulgide di abbacinanti rêveries o emulsionate in impalpabili gradienti cromatici, le foto di Misha Cattabiani attraversano quel sottile diaframma che separa percezione ed esperienza, viaggio della coscienza e contemplazione del momento, sfuggevoli ad ogni canone classificatorio. Eppure appartengono al mondo reale, quello dove (per usare alcune parole del maestro di estetica Jun'ichiro Tanizaki) "solo la penombra permette di ammirare la bellezza" (de) "l'invisibile passaggio dell'aria".

Conveniamone. Abbandoniamoci alla delicatissima tecnica adottata da Misha che, solo per semplificazione di comodo è riconducibile al panning (mosso controllato), od al bokeh (linguaggio orientale per definire lo sfocato), ci guida in una nuova estetica istantanea, quella che rende un luogo fotografato il tempo stesso di quel luogo; e il nostro esserci, pura commozione.

Intendiamoci, Misha Cattabiani non esaurisce qui la sua ricerca: il suo non è punto di arrivo, ma di partenza. Anche oltre i confini (ristretti?) della fotografia pura. Anche abbeverandosi alla fonte stessa dell'arte pittorica dell'Impressionismo, o passando per l'intimità della recherche proustiana, in empatica, naturale affinità. Lo stesso Goethe affermava che "quel che esiste nel soggetto esiste nell'oggetto, con qualcosa in più; quel che esiste nell'oggetto esiste nel soggetto, con qualcosa in più".

Così, immagine dopo immagine, sulle rive di un lago sul far della sera, o tra boschi di betulle alle prime luci dell'alba, scopriremo Misha Cattabiani per quello che è: un'artista prima che un fotografo, e un sensibile autore prima di tutto, con tutta la sua urgenza ed esigenza di ascoltare ed ascoltarsi, in qualcosa che assomiglia a quel passaggio invisibile del nostro vivere, quotidianamente.

Giovanni Calori